I fatti di Caulonia del marzo 1945, possono essere visti, e furono visti, sotto una molteplicità di aspetti. A parte coloro che li stigmatizzarono come una forma di jacquerie meridionale non esente da connotati di delinquenza (Montanelli), molti li inquadrarono fra le lotte per la terra, che in quel periodo esplosero in varie località del meridione; altri li individuarono come ribellione ai rigurgiti di fascismo, che nonostante fosse stato sconfitto, ancora continuava a tenere in mano le leve del potere, nella burocrazia, nelle istituzioni, in tutti i posti di comando; altri ancora li ritennero una rivolta contro i residui di feudalesimo che ancora imperava nella società meridionale e a Paulonia in particolare. Certamente tutte queste interpretazioni hanno un fondo di verità, anche se nessuna di esse riesce a cogliere i motivi veri che produssero quegli avvenimenti. Non riesce e non può, perché finora tutti hanno cercato di spiegare i fatti di Caulonia, esaminandoli in se stessi, avulsi dal contesto storico che li ha preceduti e incapaci di un’analisi imparziale, senza pregiudizi, delle situazioni che li hanno prodotti. E così è venuta fuori l’immagine di un Cavallaro, che, al di fuori di ogni logica, decide di fare una rivoluzione per instaurare fantomatiche repubbliche o, peggio ancora, per vendicarsi dell’arresto del figlio.















